Famiglia, minori e “Libro Bianco” formazione: “La protezione non si improvvisa”

Ricerche, esperienze e strumenti concreti per migliorare la protezione dei bambini e degli adolescenti nei casi di violenza domestica, prevenzione e buone pratiche interistituzionali, con un focus sul ruolo della formazione, della giustizia, della sanità e dei servizi sociali.

Il Cnoas ha partecipato, a Torino, al congresso “Famiglia e minori: il Libro Bianco per la formazione sulla violenza”, organizzato dal Centro per la giustizia minorile per il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria in collaborazione con il Croas Piemonte Val D’ Aosta. Due giorni di tavole rotonde e interventi di relatori di livello nazionale sulla tutela dei minorenni, su prospettive e impegni futuri.
“Questo congresso arriva in un tempo difficile, in cui le guerre, le disuguaglianze e le tensioni sociali fanno da sfondo a una quotidianità in cui la violenza, nelle case, nei rapporti, nei linguaggi, continua a produrre ferite profonde – ha detto la presidente Barbara Rosina, intervenendo alla prima giornata dedicata a temi cruciali quali l’affidamento al servizio sociale, la violenza domestica, la violenza economica – Quando un tribunale dispone un affidamento al servizio sociale, non attribuisce al servizio un compito di mera esecuzione – ha spiegato – ma affida una responsabilità pubblica. Ricordiamoci che dietro ogni parola, dietro ogni decreto, ci sono persone: donne, bambini, uomini, famiglie in cui la violenza ha distrutto fiducia, sicurezza, appartenenza”.
“Un assistente sociale che monitora una famiglia segnata dalla violenza è esposto a dilemmi etici profondi – ha aggiunto – deve decidere quando segnalare, come valutare la credibilità delle narrazioni, come bilanciare la tutela del minore con il diritto alla relazione familiare. Non sono decisioni individuali, ma scelte professionali e istituzionali, che devono poggiare su cornici chiare e condivise. Come Cnoas abbiamo più volte segnalato la necessità che i provvedimenti di affidamento e di vigilanza contengano obiettivi chiari, tempi definiti e finalità esplicitate, per evitare che i servizi sociali siano chiamati a intervenire in ambiti di incertezza o di ambiguità giuridica. La chiarezza dei ruoli è condizione di efficacia, ma anche di tutela per i professionisti”.

Ricordando il Decalogo Minori elaborato dal Consiglio Nazionale LINK e valutando positivamente “Il Libro Bianco per la formazione sulla violenza”, Rosina ha ribadito l’importanza della formazione, del percorso universitario adeguato e ha concluso: “la protezione non si improvvisa, non si fa da soli e non si fa senza riconoscimento. Serve una politica coerente, che investa sui servizi, sulla formazione e sulla supervisione. Serve un linguaggio comune tra magistratura, avvocatura, sanità, scuola, forze dell’ordine e servizi sociali. Ogni volta che un servizio sociale protegge una donna, un minore o una persona vulnerabile, sta esercitando un pezzo di funzione pubblica dello Stato. Serve un linguaggio comune tra magistratura, avvocatura, sanità, scuola, forze dell’ordine e servizi sociali. E serve, come ci ricorda la Convenzione di Istanbul, un impegno politico costante e reale e non parole o interventi guidati dal clamore della cronaca”.

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pdf Decalogo Minori 2025_ok