
Siamo a ExpoAid 2026, l’iniziativa promossa a Rimini fino a domani, 27 giugno, dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, l’evento nazionale dedicato alle realtà che si occupano di disabilità.
Ci siamo con il nostro stand, molto visitato, il nostro decalogo, le nostre pubblicazioni. Con la presidente Barbara Rosina, la vicepresidente Mirella Silvani, la consigliera nazionale e referente tematica, Erika Tognaccini, il Croas dell’Emilia Romagna con la presidente Maria Letizia Valli e alcune consigliere che contribuito alla diffusione dei materiali e delle informazioni sulla professione.
Partecipiamo e diamo il nostro contributo in queste giornate ricche di incontri, attività e momenti di confronto dedicati ai temi del lavoro, dell’autonomia, della vita indipendente, dello sport, delle malattie rare e del Progetto di vita.
E proprio a: “Il ruolo dell’assistente sociale nel progetto di vita” è stato dedicato il nostro seminario della prima giornata, un momento di approfondimento, ma anche di dialogo, di scambio di esperienze e prospettive diverse nell’accompagnamento del progetto di vita.
Il panel “affettività” ha visto la nostra partecipazione ieri e oggi con Silvani e Tognaccini e ancora oggi al panel sul “progetto di vita” con la presidente. Lunedì, nel tirare le somme di questo appuntamento, daremo conto nei seminari di oggi e di domani.
Ma intanto, giovedì, nel descrivere quale sia il ruolo dell’assistente sociale nel promuovere l’affettività, la vicepresidente Cnoas ha richiamato il documento di posizione elaborato nel 2024: “Un manifesto professionale che invita i servizi a partire non solo dai bisogni, ma anche dai sogni, dai desideri e dalle aspirazioni delle persone. Perché – ha ricordato Silvani – permangono barriere culturali, pregiudizi e resistenze organizzative: la persona con disabilità viene talvolta rappresentata come asessuata, eternamente infantile o priva di controllo. Negare affettività e sessualità può aumentare isolamento, dipendenza e vulnerabilità, esponendo alcune persone, in particolare le donne con disabilità, a maggiori rischi di violenza e abuso”.
“L’assistente sociale – ha aggiunto – può facilitare il dialogo tra persona, famiglia, caregiver, équipe e servizi, tenendo insieme diritti, benessere, protezione e libertà. Riconoscere affettività, relazioni e sessualità come dimensioni essenziali della dignità umana e della piena cittadinanza, significa mettere davvero la persona al centro. Il nostro contributo – ha concluso – consiste nel promuovere ascolto, partecipazione, linguaggio rispettoso e condizioni concrete di autonomia e autodeterminazione”.
