Dimenticare Rai e Mediaset e andare avanti con un mezzo grazie, ma vero!

Voglio raccontare un momento della vita di quell’assistente sociale, che sono io, che stanca sfinita arrivò finalmente alle sue ferie estive.

“Devo riuscire a staccare, dal caos, dalle quelle storie terribili di maltrattamenti e violenze sessuali, di fallimenti, di sfratti, di grave povertà, di dipendenze, di follia, di malattie senza speranza”.

Scelse la sua vacanza preferita, tenda sotto un grande albero, poca corrente (così i cellulari si usano poco), mare e quattro vestiti per quattro persone, la sua famiglia. D’altronde con 1500 euro al mese non avrebbe potuto programmare una vacanza di un resort di lusso…

Arrivati al campeggio, vicino a loro una giovane coppia, semplice e sorridente con una figlia splendida!  Quattro chiacchiere… “Di dove siete, quanto vi trattenere, è la prima volta?”. Poi la domanda fatidica: “Che lavoro fai?”.  E io: “Mio marito è ingegnere, io sono…assistente sociale”.

Scese il gelo!  “Vai ci risiamo – mi sono detta dentro di me – Penseranno che rapisca la loro bambina!”.
Ma, non fu così, Il padre della bimba, un ragazzo grande grande, con gli occhi dolcissimi, disse:

“Siete toste voi, ne ho conosciute un po’ e per un po’ vi ho odiato – esordì – Sono cresciuto in casa famiglia fin da piccolo, la mia famiglia un disastro. Alla fine io che sono stato allontanato mi sono salvato. I miei fratelli rimasti, diventati grandi hanno fatto tutti una brutta fine. Forse non sarò mai del tutto felice, ho un grande dolore dentro, ma ho una brava moglie, una splendida figlia e riesco anche a tenermi un lavoro e venire in vacanza. Per me è già tanto, alla fine mi tocca dire che avevate ragione”.

Si mise a ridere, e anche l’assistente sociale, che poi sono io, rise e pensò che se pur in vacanza sempre nello stesso posto stava. Nel mondo, nel mondo delle relazioni, quelle relazioni dove a volte nessuno vuole stare.  Bevvero una birra senza parlarne più, grati l’uno all’altra e l’altra all’uno.

Ieri e oggi.

Non sarò la Rai o Quarta Repubblica – la prima approva fiction che ci denigrano, il programma Mediaset dà spazio a persone che senza sapere di cosa parlano, persone che non si sono mai trovate di fronte a vittime di maltrattamenti e violenze sessuali, di fallimenti, di sfratti, di grave povertà, di dipendenze, di follia, di malattie senza speranza  – ma volevo solo dire che esistono storie che raccontano un universo al contrario, come ad esempio questa esperienza, casuale, di due sconosciuti che s’incontrano e parlano anche soltanto per dieci minuti.

E, in dieci minuti si raccontano di bambini che, abbandonati, hanno trovato una famiglia. Di bambini che di famiglie ne hanno avute due: quella biologica difficile, sgangherata e un’altra che ha aiutato quella sgangherata a crescerlo. Di bambini che hanno vissuto in casa famiglia mentre babbo e mamma mettevano ordine nella loro vita e poi sono tornati. Di bambini che crescono ahimè senza genitori, ma hanno avuto la possibilità di costruirsi un futuro certo non felice, ma sereno.

Poi esiste  la cronaca cavalcata da politici e media: Bibbiano o la famiglia del bosco… Ci attaccano, ci distruggono, creano la cultura del terrore lacerando fiducia in quelle figure che tentano di costruire ponti tra l’impossibile e il possibile, tra il niente e le opportunità.

In 17 anni di professione è questo che vivo quotidianamente e mi basta un mezzo grazie (cosa che a volte accade) per andare avanti

 


Valentina Raimondo – Toscana