Nessuna patente di difensori dei diritti ai violenti. Blog su Huffington Post

“Chi ha problemi di lavoro, casa, salute, solitudine, sopravvivenza…non ha l’energia di scendere in piazza e seminare distruzione e violenza”. Le nostre riflessioni su quello che è successo e sul futuro in un articolo su  Huffingtonpost.it
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Squadristi senza se e senza ma
Togliamogli la patente di difensori di diritti negati
Di Gianmario Gazzi *
Prima di tutto la ferma condanna dei violenti e la nostra solidarietà alla Cgil, ai medici e al personale sanitario del Policlinico Umberto I di Roma per quanto è successo sabato scorso. Saranno gli inquirenti a valutare eventuali sottovalutazioni, mancanza di prevenzione, responsabilità personali e collettive per gli attacchi squadristi – dalla chiarissima matrice – e le devastazioni seguiti a un sit-in autorizzato. In premessa un nostro fermo convincimento, mai, dico, mai, brutalità, furia, aggressioni, soprusi troveranno giustificazioni in chi crede nella democrazia e nel rispetto di tutte e tutti. E noi ci crediamo
Poi un’analisi partendo dal nostro punto di vista e un monito alle istituzioni che ci governano: mai dare a nessuno, fascisti o estremisti di sinistra, la patente di difensori di diritti negati o di battaglie legittime.
Che il fascismo e le sue neo-declinazioni, esattamente come il radicalismo, siano fenomeni che si alimentano sull’odio è cosa nota. L’odio, di per sé, cresce con la rabbia e le frustrazioni.
Chiaramente la risposta a tutto quanto sta accadendo non è semplice e chi ha già individuato cosa fare, o pecca di presunzione o ci sta speculando.
La via giudiziaria, lo scioglimento dei movimenti e partiti neofascisti sono pezzi necessari, ma non illudiamoci siano sufficienti.
In questi giorni, storici e giornalisti, usano frasi come: “Al fascismo non si risponde con meno democrazia, ma con più democrazia” o “Il problema è la rappresentanza, la partecipazione”, ma non c’è poi concretezza.
Come professionisti assistenti sociali, così come medici, infermieri e tutti coloro che vivono da anni al confine delle istituzioni – la pelle dello Stato – tocchiamo con mano rabbia e frustrazioni. Da anni, tutte le ricerche, segnalano l’aumento della violenza nei confronti di questi professionisti che raramente o soltanto in casi eclatanti finisce sui media.
La domanda è: “Perché tutto questo odio?”.
Lascio ovviamente agli psicologi l’analisi emotiva, ma quella sociale e fattuale è sempre la stessa, dalla depressione del 1929 ad oggi: le intollerabili diseguaglianze, la mancanza di aiuto e di una visione di possibile futuro. Soprattutto lo scollamento evidente tra ciò che si promette, ciò che le leggi prevedono e la realtà.
Come pensiamo, quindi, di rispondere a tutto questo nel concreto?
Qualche ipotesi, nemmeno troppo stravagante, ce la insegna la storia e non solo. Riallacciare la fiducia tra persone e istituzioni, creare contatto reale tra le comunità, ridurre le diseguaglianze e rendere concreti i diritti.
Contrastare l’odio, aumentare la sicurezza, non sono solo operazioni da Ministero dell’Interno come la narrazione degli ultimi anni vuol raccontare.
La frustrazione e la rabbia si combattono, ad esempio, smettendo di dire che uno è povero perché se l’è cercata. Si combattono garantendo, ad esempio, alle mamme che cercano lavoro servizi che possano aiutarle con i figli. Provate a lavorare per turni in fabbrica e avere un asilo nido che tenga il bambino in orari diversi da quelli di ufficio.
La sicurezza, ad esempio, è anche quella di sapere che un anziano solo può contare sul supporto di servizi e di centri dove avere compagnia. Magari evitando ore di televisione angosciante. O speriamo che il figlio, più spesso la figlia, se ne faccia carico h24?
La sicurezza, ad esempio, è quella di poter accedere ai servizi sanitari senza aspettare mesi o anni per gli esami. Di non doversi indebitare per accelerare le cure dovendo andare nelle strutture private.
Ad esempio: che fine hanno fatto gli alloggi pubblici per chi è più in difficoltà? Quali sono le politiche per sostenere le famiglie numerose senza che finiscano coperte di debiti?
Questi sono solo alcuni esempi di come si combatte e previene l’odio di cui si nutrono fascismi ed estremismi.
A tutti noi spetta una scelta.
Se lasciamo a qualcuno di questi – destra o sinistra non m’importa – la possibilità soltanto di dichiarare che dietro la loro violenza senza giustificazioni – se non quella di sovvertire la democrazia – ci sia una ragione sociale, un diritto negato, una giusta battaglia, abbiamo già perso.
Chi ha devastato la Cgil ed è entrato nell’ospedale romano, non è gente spinta da disagi economici. Chi ha problemi di lavoro, casa, salute, solitudine, sopravvivenza…non ha l’energia di scendere in piazza e seminare distruzione e violenza.
Togliamogli ogni giustificazione. Ora e non domani si facciano le scelte giuste per ricostruire e ripartire.