Per Gazzi, “servono risorse certe e nazionali, ma serve soprattutto un diverso impiego dei fondi. L’Italia destina alla protezione sociale una quota importante del Prodotto interno, (il 29,1% contro il 27,9% della media Ue), ma queste risorse finiscono in pensioni e trasferimenti monetari e non in servizi”.
“Eppure basta un numero per capire quali sono le necessità. L’Istat ci dice che il servizio sociale professionale raggiunge il maggior numero di utenti: 766mila bambini e nuclei familiari in difficoltà presi in carico dagli assistenti sociali e indirizzati verso specifici percorsi di inclusione e supporto. Ecco – conclude – dove indirizzare i fondi per la protezione sociale”.