Ddl Zan, parità uomo-donna, disabilità…leggi e realtà. Un articolo su Huffington

Huffington Post Italia pubblica un articolo del presidente Gazzi.

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L’aula del Senato trasformata in uno stadio che plaude all’affossamento di una legge contro l’odio è difficile da dimenticare.
Ma ieri sul ddl Zan come nei giorni scorsi sulla legge che vuole ridurre il “gender pay gap” nelle retribuzioni o per il disegno di legge delega in materia di disabilità, il merito delle questioni, o la realtà appaiono distantissimi dai Palazzi.
Comincio dalla fine perché oggi i media sono affollati di retroscena che nulla hanno a che vedere con i contenuti della legge che voleva mettere in campo “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Affossata per contare nella partita del Quirinale.
No! Perché quel partito strizza l’occhio a quell’altro.
No! Per dimostrare che il risultato delle amministrative non ha cambiato le cose.
No! Perché non si è voluta cercare una mediazione.
No! Perché era meglio che saltasse che provocare divisioni.
E i diritti? E il senso di norme, certo migliorabili, ma che, come altre misure antidiscriminatorie e di libertà faticano ad avere udienza nelle aule parlamentari?
Qualche commentatore, oggi, si spinge a dire che il Paese è più avanti della politica e, guardando al passato e a risultati di alcuni referendum, non possiamo che essere d’accordo.
Ma qual è allora il senso di delegare ai nostri rappresentati la costruzione di un futuro che assomigli un po’ a quello in cui crediamo?
Come assistenti sociali non possiamo che essere attenti a norme che rendano ogni diritto esigibile e che eliminino le storture d’ingiustizia sulle quali lavoriamo, eppure, ogni giorno constatiamo quanto la dialettica politica e l’esaltazione mediatica siano lontane da quel che serve davvero, da quel che succede nelle nostre vite.

E così, lunedì 25 ottobre, abbiamo elogiato il via libera alla legge sulla parità salariale che prevede modifiche al codice sulle pari opportunità tra donne e uomini in ambito lavorativo, in modo da ridurre il “gender pay gap” nelle retribuzioni. Dal primo gennaio 2022, tra l’altro, verranno premiate con uno sgravio contributivo dell’1% le realtà virtuose sul fronte dell’uguaglianza mentre le aziende pubbliche e private con più di 50 dipendenti dovranno presentare un rapporto sulla situazione del personale.
Naturalmente ci auguriamo che la legge dia i suoi frutti – anche se la media di addetti nelle imprese italiane è – secondo l’Istat – di 3,8 e la differenza nello stipendio netto mensile a cinque anni dal conseguimento della laurea tra donne e uomini -secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, – è di oltre 500 euro!

Per finire, ma non in ordine d’importanza. Veniamo al disegno di legge delega in materia di disabilità approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Il Ddl delega pone le basi quella “Legge quadro per le disabilità” prevista dal Pnrr alla Missione 5, una riforma per cui il Piano di Ripresa e Resilienza però non stanzia nuove risorse.

Nel condividere pienamente gli ambiti d’intervento della delega, non giudichiamo le promesse, ma spettiamo i fatti perché la cornice va riempita di contenuti. La valutazione multidisciplinare, l’elaborazione di progetti di vita personalizzati, le cosiddette “case di comunità” made in Pnrr che devono garantire diritti e qualità di vita ai milioni di cittadine e cittadini con disabilità ed ai loro familiari, sono al centro delle nostre battaglie.
Ma la realtà è che viviamo in un Paese che da 20 anni attende l’applicazione della 328, la legge per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Allora nell’invitare i parlamentari a non partecipare a cori da stadio per l’affossamento di una legge contro la discriminazione e la violenza per motivi fondati sull’orientamento sessuale e sulla disabilità di cui dovremmo sentire il bisogno senza barriere ideologiche, chiediamo ai nostri rappresentanti in Parlamento e poi a chi ci governa, di avvicinare i Palazzi al Paese reale. Sui diritti di tutte e di tutti.