In Calabria il “progetto di vita” si fa realtà, un modello da copiare

Si chiama “InDavoli” ed è la messa in pratica di quel Progetto di Vita voluto dalla legge 328 del 2000 e reso esigibile dalla Riforma del 2024. Promosso dal Comune calabrese, Davoli, in collaborazione con ASP di Catanzaro, imprese, famiglie e terzo settore, rappresenta un’esperienza innovativa di welfare di comunità orientata all’inclusione sociolavorativa di giovani con autismo ad alto funzionamento, neurodivergenze e altre fragilità complesse.
Nel numero 2 di Welfare Oggi  se ne parla in un ampio articolo – da pagina 27 – nel quale interviene Danilo Ferrara, già presidente del Cnoas Calabria e oggi consigliere nazionale.
“Esperienze come In Davoli meritano attenzione perché affrontano una delle sfide più importanti delle politiche sociali contemporanee: trasformare il diritto all’inclusione in opportunità concrete di autonomia, partecipazione e cittadinanza – dice Ferrara – Il valore di iniziative come questa non risiede soltanto negli esiti occupazionali, che restano fondamentali, ma anche nella capacità di costruire alleanze tra istituzioni, servizi, famiglie, imprese e comunità locali. È in queste reti che si creano le condizioni per rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità e sostenere autentici percorsi di autodeterminazione. Al tempo stesso, l’inclusione lavorativa ci richiama a una sfida culturale più ampia: non sono soltanto le persone che devono essere accompagnate verso il lavoro, ma sono i contesti organizzativi, sociali e produttivi che devono essere adattati e trasformati in base alle caratteristiche delle persone, per diventare realmente accessibili, inclusivi e capaci di valorizzarne competenze e potenzialità. Se sapranno consolidarsi nel tempo, esperienze come InDavoli potranno rappresentare un contributo significativo alla costruzione di modelli di inclusione sempre più fondati sui diritti, sulle capacità delle persone e sulla corresponsabilità delle comunità”.
Con Ferrara, le testimonianze di amministratori, professionisti, imprenditori, famiglie e persone i risultati di un modello di buona prassi replicabile, in grado di contribuire allo sviluppo di politiche integrate sul tema del “Dopo di Noi” e di promuovere una cultura dell’inclusione fondata sulla corresponsabilità delle comunità locali.

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