
Già ora e nei prossimi mesi del 2025 quasi tutti i Consigli Regionali, come il mio, hanno terminato o termineranno il loro mandato quadriennale. Il Molise ha già votato e, a ottobre, chiuderà il Piemonte-Valle d’Aosta.
Ho vissuto i quattro anni che stanno per scadere sempre con l’acceleratore al massimo. Sono stati anni in cui ho investito nella comunità professionale tutto il tempo libero a mia disposizione, ma anche tanto tempo che libero in realtà non era. Investito però, non sacrificato, perché se tanto ho dato, altrettanto ho ricevuto.
Come sempre, arrivati al termine di un percorso, il pensiero va all’inizio. Ma non a quattro anni fa quando, per curiosità e con totale ignoranza della struttura ordinistica, mi sono candidata senza alcuna aspettativa di nomina, ma ad una luminosa e calda mattinata di aprile della fine del secolo scorso, quando, con centinaia di colleghe e alcuni colleghi provenienti da tutta la regione, mi sono messa in fila per depositare la mia richiesta di iscrizione all’Albo professionale.
Ricordo perfettamente il sole e l’emozione.
Rammento anche la responsabilità di dover consegnare le deleghe delle colleghe. Avevo 25 anni non compiuti, la più giovane di quel territorio di provincia, ed ero l’unica ad abitare nel capoluogo.
Si era sparsa la voce che sarei andata ed anche le colleghe di altri servizi mi avevano portato in ufficio le loro richieste, “già che vai a fare la coda…”.
In realtà non ci avrei rinunciato in nessun caso, stava nascendo l’Ordine Professionale e volevo esserci, volevo semplicemente far parte di quel momento storico.
Poi la sede, che offriva sempre la possibilità di un “giro in centro”, quasi un rito di quelle rare visite all’Ordine, rare ma vissute con estrema attenzione, perché c’era l’impressione, o la certezza, di recarci in un posto per noi importante.
L’emozione dei “gadget” delle prime iscrizioni; un timbro tondo con il manico in legno con il proprio nome e numero di matricola e l’agenda…
L’agenda con il primo logo dell’Ordine, l’orgoglio, mal dissimulato, con cui ci recavamo nei servizi con quell’agenda è un sentimento poco spiegabile ora.
Era un’oggetto che diceva “io sono un’assistente sociale”.
Un oggetto che permetteva di riconoscersi e parlava di identità e appartenenza.
Ed è ricordando quell’inizio, quell’agenda e quell’orgoglio, che mi piacerebbe invitare le colleghe ed i colleghi a candidarsi, ma soprattutto ad investire 10 minuti di tempo per partecipare alle votazioni online che si terranno nei prossimi mesi nelle diverse regioni.
Di loghi ne ho visti tre e fra poco ne arriverà uno nuovo, tutti cambiamenti che sono stati anche criticati, come se i cambiamenti fossero in sé negativi, come se avessimo paura delle trasformazioni. Ma il nostro lavoro è cambiamento e la nostra stessa professione è cambiata, si è trasformata ed è cresciuta, cresciuta nel riconoscimento esterno e cresciuta nel nostro saper fare.
L’Ordine, nelle sue varie declinazioni, ha a volte guidato e a volte accompagnato queste trasformazioni, ed ha bisogno di tutte tutti noi per poter farci continuare a crescere.
La vita ordinistica è complessa ed articolata, troppo per poter essere descritta in poche righe, ma certamente richiede la partecipazione di tanti per funzionare al meglio. Richiede partecipazione e la volontà di continuare a credere nella comunità professionale e nelle sue potenzialità, molte da esprimere ed altre da potenziare.
Le consigliere ed i consiglieri sono professionisti eletti tra i colleghi che lavorano quotidianamente nei servizi, o sono da poco in pensione, non hanno permessi speciali per adempiere al mandato, usano le proprie ferie, non hanno retribuzione, ma soltanto gettoni e rimborsi spese, non è dunque una scelta di carriera la decisione che li spinge a dedicare ore e ore per far funzionare i mille e più aspetti del dover fare ordinistico. E’ il desiderio di lavorare per, ma soprattutto con, la comunità professionale pensando di mettere a disposizione capacità e risorse personali per contribuire a far crescere in tutti i sensi il ruolo e la stima sull’impegno di ogni assistente sociale.
Siamo una comunità professionale e siamo chiamati al voto. Candidiamoci, votiamo, per scegliere, per cambiare, per crescere.
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Una consigliera regionale
