Con Save The Children per un futuro possibile, migliore!

Con  Save the Childrenl’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – per dare voce ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e portarli al centro del dibattito pubblico e delle politiche nazionali.

Il Cnoas, con la consigliera nazionale, Valentina Prisciandaro ha partecipato a “IMPOSSIBILE 2026”, la biennale che dal 2022 mette a confronto ragazze e ragazzi, esperte ed esperti, rappresentanti delle istituzioni, del terzo settore, della cultura e dell’impresa su proposte e iniziative concrete per superare le disuguaglianze urbane e sociali che, nel nostro Paese, ostacolano l’accesso pieno ed effettivo ai diritti di bambine, bambini e adolescenti.

Intervenendo al terzo dei tavoli dei “Dialoghi possibili” – realizzati in collaborazione con Anci –  su “Culture di periferia: immaginari, legami e futuri condivisi”, Prisciandaro è partita dall’esperienza di assistenti sociali che lavorano nel territorio a diretto contatto con le persone: “Le periferie non sono soltanto spazi geografici – ha ribadito – Sono luoghi di relazioni, emozioni, fragilità e risorse. Luoghi in cui convivono solitudine e desiderio di appartenenza. Rigenerare le periferie non significa solo riqualificare spazi urbani, ma ricostruire relazioni, fiducia e possibilità. Le periferie possono diventare laboratori di innovazione sociale, luoghi in cui sperimentare nuove forme di cittadinanza, partecipazione e solidarietà”.

“Dal tavolo di confronto – aggiunge – sono emerse parole chiave che parlano di futuro: partecipazione comunità, relazioni, riconoscimento, fiducia. Ma la fiducia, da sola, non basta. Servono opportunità concrete, spazi accessibili, sostegno educativo, culturale ed economico. O di tutto questo se ne fa carico chi governa o continueremo ad avere davanti agli occhi le sconfortanti immagini richiamate del presidente di Save the Children, Claudio Tesauro: un/una minore su dieci vive in aree fragili, dove il tasso di abbandoni e bocciature è doppio rispetto alla media delle città e un adolescente su due percepisce lo stigma sociale verso il proprio quartiere”.