Con A.S. PRO.C i piccoli ucraini ora sognano in una casa sicura

Sono un assistente sociale dal 2007 e un assistente sociale di Protezione Civile dal 2016, quando la neonata Associazione A.S. PRO.C ( Assistenti Sociali Per la Protezione Civile) si è trovata ad affrontare, partecipando in prima persona, alle missioni in Centro Italia per il terremoto.
Durante questo tempo di pace, l’Associazione guidata da un meraviglioso consiglio di Presidenza, ha percorso tanta strada, tra sinergie con altre associazioni di emergenza a livello nazionale, partecipazione ai tavoli istituzionali del volontariato, e acquisizione di strumenti operativi, mediante corsi di formazione specifica, che hanno evidenziato ancora di più l’importanza del ruolo dell’ assistente sociale in contesti emergenziali.

A distanza di poche ore dal rientro, indelebile nella mia mente e nel mio cuore rimane quanto vissuto in questi giorni, questa missione al confine con l’Ucraina, come Assistente Sociale A.S. PRO.C mi ha segnato profondamente.
Il lungo cammino, la fatica dei volontari, la stanchezza sul volto di uomini che fino all’ultimo chilometro si sono totalmente spesi, i sorrisi, la condivisione di momenti duri, di punti di vista diversi, storie diverse, e la capacità di ascoltare il tutto e trasformarlo in qualcosa di positivo che diventa sostegno e servizio agli altri.
Dopo tanto cammino, davanti a quella linea di confine, appaiono di corsa, volti e sorrisi impauriti, sono quelli di cinque piccoli “angeli” tra i due e i 14 anni, e tre mamme, occhi lucidi e spaventati, che ci dicono dobbiamo correre, dobbiamo andare, abbiamo diritto ad una vita migliore, e cosi che continua il nostro cammino, tra ascolto di storie e vissuti, di quello che si è lasciato, forse non entrava in valigia, ma i sogni si quelli li hanno portati con sé, ma soprattutto quella voglia di non sentire più il rumore delle bombe, troppo forte ancora quel rumore..
Passato il peggio, si gioca, si ascolta, si aiuta a vivere un po’ di serenità, si condividono i sogni, i bambini sorridono e giocano, sperano cure per le loro malattie, protezione e conforto lontano da casa, lontano dagli affetti, lontano dalla vita di tutti i giorni.
Forse l’incubo è alle spalle, ma proprio mentre sono al sicuro, un aereo nei cieli Italiani, a Bologna, lascia una scia bianca nel cielo, sogno e stupore per ogni bambino, ma non per tutti , le lacrime che bagnano gli occhi e la paura che ritorna, chiedo con timidezza : “ Che succede”?, e lei (J). La mamma mi risponde: “ Abbiamo avuto tanta paura, pensavamo che quell’aereo sganciasse delle bombe”.
Il silenzio e la paura si contrastano, troppo grande tutto questo? Ci si senti troppo piccoli, anche per chi è un assistente sociale, ma un abbraccio può diventare un porto sicuro e parlare di speranza: “ qui sei al sicuro, mentre sorridendo gli dico, qui solo amore e mai più bombe.
La fatica è negli occhi, la stanchezza sui volti di tutti, si è camminato tanto, di Paese in Paese, di confine in confine, ma il peggio è passato, si è giunti alla nuova casa, il tutto salutato con gioia e felicità, ma quanta fatica, adesso è l’ora di dormire, i sogni riprenderanno a camminare, da domani.

Antonio Brascia