
“Ci siamo, tutto il Consiglio Nazionale, a sostegno della quarta conferenza sulla Ricerca di Servizio sociale perché riteniamo questa iniziativa fondamentale per la costruzione di un pensiero condiviso sul significato della ricerca per e della professione. Ci siamo e vogliamo porre l’accento sull’ incremento del numero di docenti strutturati all’interno dell’accademia e provenienti dalla professione, sul numero di progetti Prin finanziati e gestiti da docenti di servizio sociale, sulla presenza delle diverse anime di una professione costituita da studiosi, ricercatori, docenti, da chi lavora nei servizi quotidianamente e sperimenta le tante differenze legate alle organizzazioni, ai fenomeni, alle aree di intervento…”.
La presidente e i consiglieri Cnoas sono a Lecce, all’Università del Salento, con oltre 400 professionisti provenienti da tutte le regioni italiane per la conferenza biennale organizzata dalla Società Italiana di Servizio Sociale. Ieri, nel saluto di indirizzo iniziale, Barbara Rosina si è soffermata anche sulla necessità di una riforma complessiva dell’Ordine che affronti i problemi presenti in accademia e legati alle differenze tra i corsi di studio, ai tirocini, alle competenze dei supervisori. “E responsabilità di ognuno, a tutti i livelli e in tutte le organizzazioni, di riconoscersi professionisti che hanno qualcosa da dire – ha aggiunto – Ognuno, per la sua parte e per il suo livello, deve parlare alla politica, alle organizzazioni, agli Enti Locali per proporre modifiche del sistema dei servizi e degli interventi. Soltanto così, e anche con le nostre ricerche e osservazioni sul campo, riusciremo a garantire diritti ed equità alle persone di cui ci occupiamo nel corso dell’azione professionale”.
Importante, oggi, il simposio organizzato dalla professoressa Elena Allegri dell’Università del Piemonte Orientale con Cnoas, Fnas e il Ministero del Lavoro e della Politiche sociali sul della Supervisione. “Un tema su cui ci sono responsabilità a più livelli – ha evidenziato Rosina – gli ambiti, le figure dirigenziali, i Croas, l’Ordine, la Fondazione, il MLPS, ma anche ogni singolo assistente sociale che deve essere consapevole di quanto questo Livello Essenziale sia strategico per la garanzia di servizi competenti alle persone e per migliorare il benessere di tutti gli operatori”.
