
Lettura precoce dei segnali di fragilità, valutazione del contesto di vita della persona, connessione tra servizi, comunità e risorse informali, tutela dell’accesso equo ai diritti, soprattutto nei territori caratterizzati da marginalità sociale, isolamento geografico o bassa disponibilità di servizi.
Il Cnoas, con la consigliera delegata e tesoriera Mariella Spoto, ha partecipato alla riunione del Comitato Interministeriale per le Politiche in favore degli Anziani – voluto dalla vice ministra Maria Teresa Bellucci – per portare le proposte da inserire nel “Piano Nazionale per l’Invecchiamento Attivo, Inclusione Sociale e Prevenzione della Fragilità”
“Abbiamo ripetuto più volte e in tante occasioni pubbliche che la figura dell’assistente sociale deve essere presente in numero adeguato nelle équipe multidimensionali e nel management del settore pubblico e privato – dice Spoto – Torniamo a ribadirlo nei documenti di indirizzo, perché questo si realizzi davvero e porti risultati tangibili nella vita delle persone. La realizzazione di questa premessa è condizione necessaria se vogliamo davvero che il futuro Piano funzioni”.
Coerentemente con le quattro direzioni indicate, il Cnoas ha sottoposto alla valutazione del CIPA queste priorità di intervento:
*rafforzamento della presenza del servizio sociale professionale nei territori e nelle équipe multidimensionali con particolare riguardo alle dimissioni protette e alla presa in carico precoce della fragilità, negli ospedali, nelle COT e nelle Case della Comunità.
*Sostegno all’invecchiamento attivo con la valorizzazione del ruolo dell’assistente sociale nel lavoro di comunità nel mappare reti informali, promuovere patti di vicinato, orti sociali, iniziative intergenerazionali e alfabetizzazione digitale delle persone anziane.
* Investimento strutturato su formazione e competenze anche mediante percorsi di specializzazione e qualificazione professionale su violenza e maltrattamento degli anziani, carico dei caregiver e gerontologia sociale.
*Sviluppo di un sistema informativo integrato salute-sociale con l’integrazione tra fascicolo sanitario e cartella sociale, in modo da consentire condivisione tempestiva delle informazioni utili alla presa in carico, soprattutto in seguito a dimissioni ospedaliere e peggioramenti improvvisi delle condizioni di salute.
“La riuscita del Piano – ribadisce la consigliera – dipenderà in misura decisiva dalla capacità di tradurre l’impianto normativo in azioni territoriali effettive, misurabili e uniformemente accessibili. Terminata la redazione del piano – conclude – saremo impegnati a diffonderlo attraverso la rete dei Consigli regionali dislocati nei capoluoghi delle 19 regioni italiane e a tutta la comunità professionale. Sperando che le norme non restino sulla carta e che all’evoluzione demografica del Paese seguano gli interventi necessari”.
