
“Sono ormai quasi 10 anni che, con la nascita delle prime esperienze territoriali, il Cnoas ha avviato un percorso di stretta collaborazione con il Care Leavers Network e in questo tempo è cresciuta anche la consapevolezza del ruolo del servizio sociale e dell’importanza dell’ascolto diretto dei giovani”.
La presidente, Barbara Rosina, è intervenuta ieri al Care Leavers Day di Torino, una giornata nazionale di confronto dedicata ai percorsi di tutela, accompagnamento e autonomia delle ragazze e dei ragazzi che hanno vissuto esperienze di accoglienza fuori famiglia.
“Per anni molti ragazzi e ragazze dicevano: ‘l’assistente sociale non c’era, non l’ho mai visto, non sapevo cosa facesse’ – ha ricordato – Oggi credo che il lavoro fatto nei territori abbia contribuito a costruire maggiore riconoscimento e maggiore vicinanza. Penso che la forza di questi anni sia stata lavorare insieme, sentendosi parte dello stesso obiettivo e non contrapposti gli uni agli altri”.
Rosina ha inoltre richiamato il valore delle testimonianze portate dai care leavers: “Quando parlate di freddo, di sirene, di sacchetti di plastica, di fratture, ricordando il momento dell’allontanamento dalle vostre famiglie, parlate anche la nostra lingua, raccontate i nostri sentimenti. Sono esperienze che interrogano profondamente ogni assistente sociale e che non possiamo dimenticare. Per questo e non soltanto per questo sono fondamentali la formazione, la supervisione professionale il lavoro condiviso tra servizi, istituzioni e reti dei care leavers”.
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema della rappresentazione pubblica del servizio sociale e della necessità di rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e servizi: “Lavorare sul nostro riconoscimento – ha concluso – significa anche aiutare le famiglie a chiedere aiuto prima che le situazioni diventino drammatiche”.
