AFFIDAMENTO MINORI: “Istituto fondamentale, serve il contributo di tutti”

“L’affidamento dei minori, nelle diverse forme presenti nel nostro ordinamento, è una delle componenti del sistema di protezione per i minorenni di età”. La vicepresidente Mirella Silvani interviene all’evento realizzato a Roma su iniziativa del senatore Lucio Malan in collaborazione con l’Associazione Rete Sociale Aps: “Misure di intervento e di controllo sul sistema di tutela in Italia”, e mette un punto fermo.
Un punto nel mare di polemiche e strumentalizzazioni che, sottolinea Silvani, sta riducendo il numero delle famiglie disponibili all’affidamento.
“Non si tratta di uno strumento di facile applicazione – dice – richiede una progettazione territoriale per creare risorse e disponibilità prossime ai contesti di vita dei minorenni, (la scuola, gli amici, gli adulti significativi), richiede competenze specifiche nella fase di progettazione e realizzazione, rispetto al quale le responsabilità sono di più soggetti”.
Rispondendo agli obiettivi del convegno, cioè, come sottolineato dagli organizzatori, quello di fare il punto sulla situazione relativa agli affidamenti dei minori in Italia a seguito della riforma Cartabia e del ddl sulla tutela dei minori in affidamento, la vicepresidente Cnoas elenca luci ed ombre dei provvedimenti legislativi approvati e in itinere.
Per cui, nel caso della Cartabia, “Bene per i tempi, ma attenzione al rispetto dei tempi delle persone che sono necessari perché si possa formulare un accompagnamento condiviso. Bene anche il Tribunale unico per le persone, i minorenni e le famiglie, ma siccome questa disposizione del decreto entrerà in vigore a partire dal prossimo ottobre 2024, si sta rischiando di mettere sotto pressione un sistema già fortemente stressato, per mancanza di organici e strumenti operativi”.
Sulla Riforma 403, Silvani apprezza anche in questo caso la definizione di tempi certi, ma sottolinea che in tema di decadenza dei provvedimenti, tutti i coinvolti nelle decisioni, hanno “la responsabilità di evitare che un minore rimanga esposto e vittima di maltrattamenti e abusi per una questione procedurale”. Nulla però si può fare: prevenzione, accompagnamento, monitoraggio, controllo senza “un serio e concreto investimento e un sistema che porti tutto il territorio nazionale a garantire sia i LEA che i LEPS, assicurando per questi ultimi il rapporto di un assistente sociale ogni 5000 abitanti, con obiettivo di servizio a uno a 4000. E poi piena attuazione del LEPS supervisione, professionale ed organizzativa, estendendo la supervisione agli enti del sistema sociosanitario e al Terzo Settore impegnati in co-programmazioni e co-progettazioni. Perché – conclude la vicepresidente Cnoas – , come Ordine, in rappresentanza di più di 47.000 professionisti, abbiamo da tempo alta l’attenzione su questo tema, ma la materia coinvolge e riguarda molti perché sul sistema di protezione per i minori di età si fonda il futuro, il benessere della nostra società”.